“Ché a nulla vale incontrare qualcuno o qualcosa se nessun lampo si produce nella mente.”

mercoledì 5 settembre 2012

Un bel dì, come in un sogno, mi ritrovai in un tempo andato tra cavalieri e dame, tra tenzoni, amori e avventure. Chi ha scritto questo libro sono mani sapienti dello scrivere, c'è esperienza, studio. Ciò che è piaciuto, oltre la storia, sono gli ambienti descritti con quasi maniacale particolarizzazione e il linguaggio, dove si nota uno studio filologico dell'epoca. Complimenti è un bel libro, Vi consiglierei di continuare a scrivere altre storie, leggende ect...Ciao al prossimo vostro libro. 
   Adriana Sicari 

sabato 9 luglio 2011

Care  Elena e Vittoria,

finalmente il mese scorso durante una breve vacanza sono riuscita  a leggere in un paio di giorni Bisclavret, ho sempre una lunga pila di libri che mi attende sul comodino e purtroppo il tempo che posso dedicare  alla lettura è sempre meno di quello che vorrei.
Dire che ho trovato la storia insolita e affascinante è riduttivo, quello che mi è piaciuto in modo particolare è il linguaggio utilizzato per descrivere i sogni del protagonista, non deve essere stato facile riuscire a rendere così bene delle immagini del mondo di oggi con termini  ed espressioni medievali, il risultato è davvero sorprendente.
Sento già la mancanza di questo personaggio che è una donna nei panni di un uomo, con  una femminilità intrinseca e prorompente nel pensiero e nei ragionamenti non nella gestualità e nei comportamenti, spero che lo farete rivivere presto in altre avventure, resto in attesa….
Un caro saluto

Lucetta Scainelli


giovedì 23 giugno 2011

Care Vittoria Delsere ed Elena Maffioletti,
vi scrivo per manifestarvi le mie impressioni a proposito di Bisclavret - Storia luminosa di tempi bui.
Ricorderete la presentazione del vostro volume a Bari, nella città vecchia, presso il pub letterario “eKoiné”.
Io ero là quella sera, sono Ivan; e tra l'altro ho gradito molto la simpatica conversazione che si sviluppò in occasione di quell'incontro: si è trattato - non lo dico per semplice cortesia - di una delle più belle e originali presentazioni di libri alle quali mi sia capitato di partecipare negli ultimi tempi.
Bisclavret è un romanzo che resta impresso, una volta letto, ed è proprio vero quello che disse quella sera l'amica Claudia, presentandocelo: quando la lettura del libro è terminata, rimane nel lettore la nostalgia di quei personaggi.
C'è un aspetto che salta agli occhi, in ogni caso, al di là della qualità della narrazione: l'estrema cura nella scrittura; dalla ricerca delle espressioni e dei termini giusti e adatti al clima storico della vicenda, e dal collegamento logico delle varie parti del testo per evitare incongruenze, sino alla stessa attenzione per la pulizia formale delle frasi, tutto contribuisce a dare la positiva impressione di un impegno preso sul serio, e di un testo profondamente amato da chi l'ha ideato e scritto.
Tante, troppe volte si constata che oggi la scrittura non è “presa sul serio” dagli scrittori, e tanti nuovi romanzi dànno in chi li legge una sensazione di sciatteria e pressapochismo, contrabbandati di volta in volta per atteggiamento “minimalista”, naif, o beat, o freak, o quant'altro. Oppure si tratta – nel migliore dei casi – di esercizi stilistici che sul piano dei contenuti non hanno niente da dire. O ancora, se un qualche contenuto c'è, vola “molto basso”, nei dintorni di impressionismi diaristici al limite dell'adolescenziale.
Per fortuna, il vostro Bisclavret è l'esatto contrario di tutto questo, ha la giusta ambizione di essere veramente “romanzo” nel senso migliore (e non frainteso) del termine, perché alla meraviglia del raccontare fatti eclatanti e incredibili unisce la lettura “morale” delle vicende, per farne canone universale.
La rilettura del rapporto uomo – lupo, e quindi del mito del “lupo mannaro”, è poi originale e avvincente, come la capacità di trasfigurare l'attualità nell'Età di Mezzo; e ancora, è pregevole la ricostruzione dello stesso Medio Evo in una chiave attenta alle sfumature e ai chiaroscuri, che risulta implicitamente critica sia verso la lettura “nostalgica” di quell'epoca storica, tipica dei reazionari, che verso la lettura totalmente in negativo offertane dagli Illuministi.
Gli intermezzi “visionari” del protagonista, con le sconvolgenti apparizioni di immagini del nostro tempo, sono un pezzo di bravura a parte, che contribuisce – insieme ad altri elementi, sempre usati con sapienza e misura – a rinnovare lo schema di racconto tradizionale al quale Bisclavret si rifà, e mi ricordano in qualche modo la “trovata” di Mark Twain per il suo Uno yankee alla corte di Re Artù. Ma nel vostro libro le epifanie del futuro hanno un aspetto letterario più ricercato, grazie al quale l'ironia brilla di miglior luce.
Penso che molte altre cose ci sarebbero da dire, e sicuramente molte ne dimentico; ma mi sembra importante dirvi soprattutto che ci vogliono romanzi come il vostro, al tempo stesso scorrevoli e rigorosamente costruiti. Se ne sentiva la mancanza, e perciò mi auguro veramente che abbiate voglia di impegnare le vostre penne di scrittrici in un'altra sfida come questa.
Un cordiale saluto
Ivan Scarcelli

venerdì 10 giugno 2011


Care Autrici, è da un po’ che non ci sente, beh sempre le solite notizie, ma in generale va normale. E voi? Spero che vada tutto per il meglio!
Ad ogni modo vi sto scrivendo anche per dirvi che ci sono delle frasi e delle parti nel vostro libro che mi hanno veramente colpito!
Una di queste è descritta nella pagina 174 dove Aimone, dopo aver combattuto Corbino di Oroskyaneos, si dirige verso una quercia dove i due cavalieri sconosciuti che avevano intrapreso la battaglia contro i banditi lo raggiungono e gli parlano. Mi piace moltissimo ciò che dicono degli uomini che vivevano in tutt'uno con la natura, erano fedeli e si recavano in posti dove, meditando, prendevano le sembianze dell'animale che rappresentavano.
Mi piace anche ciò che dicono alla fine :
“Non tormentarti per ciò che sei. Significa che l'eredità dei tuoi antenati è ancora attiva in te. Quello che impari da lupo non lo ricordi da uomo, ma la tua mente lo tiene in serbo per i momenti in cui ti sarà utile. Non temere le metamorfosi. Esse ti rendono più umano.”
Vorrei chiedervi come avete fatto a scrivere qualcosa di così magnifico, anche se è soggettivo, aggiungendo pure che tutto il libro è magnifico per me quanto questa parte. Le parole dei due cavalieri mi hanno veramente colpito.
Insomma, vi ringrazio moltissimo per le "avventure" che mi avete fatto  vivere mentre leggevo il vostro libro, che è davvero unico e inimitabile per me.
Vi auguro un buon proseguimento di giornata,
Ahuuuùùù!
Marco Masotina

giovedì 5 maggio 2011

BISCLAVRET: scritto molto bene, secondo me va letto lentamente, prestando molta attenzione anche alle minime descrizioni sia  dei luoghi  che delle cose e delle persone,  perché sono comunque frutto di un sensibile e notevole lavoro di studio  e ricerca da parte delle scrittrici.

Quest’ultima considerazione credo riguardi anche il glossario, che forse è consigliabile consultare man mano si incontrano nomi strani anche di persone, per capirne meglio il significato e la ricerca  sopra citata.

 Bella la personalità di Aimone: pur vivendo in un periodo buio, con un ruolo abbastanza combattivo e pure una natura lupesca, dimostra molta sensibilità e rispetto sia verso il mondo umano,  femminile,  che verso i suoi subalteni ed il regno animale.

Tramite le visioni,  pur di fronte ad un villaggio distrutto ed a “ villani “ massacrati emerge l’ottimismo e la speranza di Aimone per   una società dove vengano riprese le normali attività  e si possa godere della quotidianità in contrapposizione a distruzione, duelli e sangue. Gli basta vedere un bel paesaggio naturale perché gli  torni il buon umore e gli si scaldi il cuore.

Le visioni di Aimone permettono anche l’uso di termini contemporanei quali colesterolo, diabete, gelati. Si percepisce la propensione e l’essere favorevole  del personaggio all’ uso di  strumenti che migliorino la qualità della vita umana e perché no animale.

Mi è piaciuto molto il capitolo in cui il protagonista va a trovare la seconda madre lontano dall’abitato e le affida i fratellini orfani…. e la descrizione della nevicata e del giorno seguente.

 Credo sia stato fatto un buono studio sulla vita e comportamenti dei cavalieri , delle loro armi e duelli. Si avverte la divisione in classi sociali, certi comportamenti sono consentiti ad alcuni e non ad altri in base al livello sociale, ma di questa cosa, in amore, Aimone un po’ “ francamente se ne infischia “.


Complimenti ad Elena e Vittoria ed attendiamo nuove avventure del cavaliere ………. ( nessun riferimento a quello dei giorni nostri ……..)

Grazia

sabato 23 aprile 2011

Care autrici,
mi ero dimenticato di farvi i complimenti anche per il prezioso glossario, che per chi ama le parole è come frugare in un sacchetto pieno di gioielli e perle rare.
Uno di questi giorni vi indico un paio di pezzi che mi sono piaciuti particolarmente - ci ho fatto una bella orecchia così non me li perdo!

Gabriele

sabato 2 aprile 2011

Ho finito la prima lettura del libro ieri sera, riservandomi quella dell'argutissimo glossario all'avvio di questa giornata.... Grazie, innanzitutto, per aver sollevato il mio animo da una certa angoscia serotina... 
 
Davvero interessante l'innesto della moderna classicità Leguiniana sullo zoccolo originalmente classico francese, oltre alle rimembranze Bergmaniane e Viacolventesche. Sapida l'ironia dei nomi che, come ho detto, si disvela nel glossario (imperdibile).... 
 
Notevole la trovata della critica alla contemporaneità attraverso lo sguardo (per di più visionario) di Aimone, che si avvantaggia di "una certa distanza, ciome quando, nel prendere di mira una preda, occorre evitare il troppo avvicinarsi o il farsi cogliere dall'emozione" (a farcela sempre....) Un vivo ringraziamento per il linguaggio, laddove libri in vetta alle classifiche italiane sono un vero attentato alla formazione della cittadinanza. 
 
Splendida la seconda parte di pagina 173, come gli inizi della 154, 182 e della 189... Sottile l'appunto sul filosofeggiare, gradevolissimo il cantare sugli antenati lupeschi. ( In previsione dell'immancabile ristampa, mi permetto di segnalare l'errore di stampa a pag. 172, la settima riga dal basso). Magari è già scritto nelle recensioni, che non ho ancora guardato per non farmi influenzare e guastare il godimento della lettura, ma sarebbe interessante un approfondimento sulla gestazione cooperativa del romanzo...
 
Tante grazie, ancora, per il piacere donatomi, e buona continuazione dell'avventura a entrambe.....
 
Maura Maurelli

venerdì 25 marzo 2011


E’ un percorso alla ricerca dell'equilibrio necessario per ogni essere umano per accettare la propria condizione e conoscere le proprie facoltà, quello che compie Aimone, in compagnia del suo fido lupo, Romolo, che altro non è che il lato interiore di se stesso che il cavaliere accetterà alla fine del viaggio.
 
E' un'avventura descritta ...attraverso proiezioni nel mondo attuale, che dovrebbe esser quello per il quale Aimone combatte conquistando la piena accettazione paritaria e dignitaria di ogni essere umano, in qualsiasi luogo e condizione.
 
E quel "francamente me ne infischio" equivale al sigillo posto al raggiungimento della piena soddisfazione.

Ernesto Sichera

lunedì 14 marzo 2011

Bisclavret, romanzo di altri tempi,di cavalieri e dame, di castelli e battaglie, un romanzo cavalleresco ma che racchiude in sè la modernità dei nostri giorni! 
Leggendo pagina dopo pagina, noi stessi intraprendiamo un viaggio e attraverso la ricerca di Aimone, il nostro diventa un viaggio introspettivo, dove ci poniamo domande nostre e di altri,un attimo di fermo della vita quotidiana, per capire chi siamo realmente, se è giusto il nostro percorso di vita e tanti altri interrogativi. Personalmente trovo questo romanzo divertente e ricco di fantasie, di bellissime descrizioni del periodo storico trattato, di stimoli d'immaginazione, ma in realtà esso nasconde in sé una doppia chiave di lettura. 
Come in una visione vorrei trovare il cavaliere Aimone, arrivare al suo feudo e chiedere aiuto, riparo,consiglio. I nostri sono tempi bui e non esistono cavalieri che in nome della giustizia si sacrificano. Oggi il carnefice della nostra vita è il Dio denaro che comanda ogni tipo di pensiero. Viviamo in un paese libero, ma quale significato ha la parola libertà, se non siamo padroni della nostra vita, se non riusciamo ad arrivare a fine mese o non riusciamo a comprare una casa o semplicemente una macchina. Abbiamo poca stima di noi stessi, ci si maschera di arroganza, si ritiene di valere poco e alla fine si accetta di dipendere da altri.
Dove è andata a finire la nostra libertà di cittadini?La superbia umana conduce l'animo ad azioni vili, l'indifferenza, l'ignoranza, la debolezza morale,il prevalere a tutti i costi su tutti e su tutto, come non pensare che siano tempi bui? 
Vorrei che esistessi, caro cavaliere Aimone, il tuo lungo viaggio ormai ha avviato il mio.

Antonella Di Carlo

mercoledì 9 marzo 2011

Care autrici,

stamani ho letto il racconto in rima dei musicanti, che è bello e divertente. Non credevo che la scrittura in rima potesse essere così attraente. Ma come avete fatto? Lo avete scritto insieme?
Un’ altra cosa  vi volevo chiedere: è facile avere dei commenti, dei feedback dai lettori sul vostro romanzo, oppure c'è reticenza o silenzi più o meno imbarazzati perché anche se lo trovano bello non sanno cosa dire?

Gabriele



Caro Gabriele, 

tutto ciò che trovi nel romanzo è frutto di un lavoro a due, naturalmente tenendo conto che ciascuna di noi ha una sua area di specializzazione.  In questo caso specifico, Vittoria, che è l’esperta di Medioevo nonché creatrice dei nomi dei personaggi (come avrai notato, ogni nome ha un significato non casuale), ha tracciato le linee della storia, ed Elena, dopo essersi preparata con opportune letture, si è cimentata nella stesura del componimento poetico. Il modello seguito è quello dei lais medievali,  il cui verso ottosillabico francese (per l’esattezza si tratta di distici a rima baciata) è stato  reso con un novenario con accento libero (sillaba più, sillaba meno).

Per quanto riguarda la seconda domanda, non è così semplice né scontato avere un feedback. Da parte della maggioranza dei lettori c’è una certa resistenza ad esporsi, soprattutto quando si tratta di  mettere nero su bianco.  Inoltre, per molte persone dare un giudizio su un lavoro equivale a esprimere un giudizio sull'autore e pertanto preferiscono astenersene. Oppure si dà per scontato che ci debba esser per forza una “risposta giusta” e si teme di non azzeccarla facendo una figuraccia. Insomma, tutto questo ci conferma che per scrivere serve un certo coraggio. Come vedi, però, fortunatamente su questo blog qualche riscontro arriva, e noi confidiamo che ne arrivino sempre di più.

Quindi approfittiamo dell’occasione per rinnovare l’appello ai nostri lettori:

SCRIVETECI, SCRIVETECI, perché un libro appartiene in uguale misura a chi lo scrive e a chi lo legge e quindi Aimone è anche vostro!

Elena e Vittoria



mercoledì 2 marzo 2011

   Con grande piacere pubblichiamo la nota critica dell'amico Alessandro Cocuzza, ringraziandolo di cuore per l'attenta lettura.
   
  
  
    Un libro piacevole e ben scritto con un licantropo "umano, troppo umano" per protagonista e io narrante che deve affrontare una "ricerca" per accettare la propria natura e conoscere meglio il mondo: un "suchende" nel senso di tanti romanzi di formazione e in particolare di molti personaggi di Hermann Hesse...
   Peculiarità del cavaliere Bisclavret, ossia Aimone di Torrarmata, la cui figura è mutuata dai "Lais" di Maria di Francia, è che vive la rara esperienza di avere delle visioni che lo fanno viaggiare nel tempo, cosa che introduce una forte nota di ironia e comicità nella narrazione, visti i continui riferimenti a fatti e personaggi contemporanei a noi noti, coi loro tic, vezzi e modi di dire. Da queste esperienze particolari il giovane ricaverà spunti per la sua tormentata ricerca, da cui uscirà "del mondo esperto / e de li vizi umani e del valore".
   Leggendo il romanzo ci troveremo a nostro agio in questo Medioevo ricostruito con attenzione e amore dei particolari, attraverso un linguaggio che fa talora il verso a quello dell’epoca in cui i fatti si svolgono ma che, proprio durante le visioni di Bisclavret, attinge al gergo dei nostri tempi... Anche perché il nostro cavaliere, come il Guglielmo di Baskerville de “Il nome della rosa”, è, ad onta e forse anche grazie alla sua duplice natura, un personaggio al di là della logica sanguinaria del suo tempo e moderno nella sua razionalità e fiducia nella tecnica e nel “progresso”. Come possiamo vedere, ad esempio, nell’episodio delle "stapfe".
   Il romanzo risulta ancora piacevole per i numerosi rimandi disseminati nel testo a opere letterarie, personaggi e altro che un lettore attento non potrà fare a meno di cogliere.

   

mercoledì 23 febbraio 2011

Ciao! Ho letto il vostro libro. Sono rimasta piacevolmente sorpresa perché, confesso, mi aspettavo il solito mattoncino simil fantasy. Invece è un bel racconto sul duale, agile e snello nella stesura. Per niente "medievale" e molto attuale e, cosa che mi diverte tantissimo quando le trovo, ricchissimo di citazioni, dal Flauto magico a Morandi.
Complimenti, spero proprio che abbia il successo di vendite che si merita.
Un abbraccio
Fara Misuraca

martedì 15 febbraio 2011

Ciao Vittoria ed Elena. Parto subito col dire che mi sto innamorando di voi. Tralasciando il fatto che potrei sembrare molto sfacciato, devo dire che sto adorando il vostro libro, Bisclavret. E' fantastico, lo adoro!!! E' scritto in modo incredibile, ed è veramente ipnotico, quando vedo la sua copertina alla mattina appena alzato dal letto, devo per forza aprire il libro e iniziare a leggere, è impossibile per me resistere. VI ADORO!!! E ricordero per sempre il giorno in cui vidi il vostro manifesto per la presentazione del vostro capolavoro. Posso dire però che sono arrabbiato, avete scritto così bene il libro che di sicuro lo finirò in poco tempo...ahhhh! Non vedo l'ora di avere nuove notizie da voi!!!!!

P.S: ADORO IL VOSTRO LIBROOOOOOO!!!!!!

Marco Masotina

sabato 5 febbraio 2011


Cara Elena,

il libro è proprio bello!
Ben delineati tutti i personaggi, molto azzeccato il protagonista.
Aimone mi ha conquistato immediatamente, catturando il mio interesse e la mia simpatia fin dalle prime pagine.
Mi è piaciuto perché è un uomo (...lupo)  leale, coraggioso, sensibile, ironico e anticonformista.
Perché non subisce passivamente, né si lascia sopraffare dalla sua duplice, inquietante natura.
Perché per dare un senso al mistero che lo attanaglia si azzarda in una ricerca rischiosa e di esito incerto.
Ne esce arricchito e consapevole che la sua diversità non è da rifuggire, bensì da accettare.
Il concetto della diversità approcciato con delicatezza ed eleganza.
E' un romanzo completo e stimolante che coniuga molteplici componenti: avventura, sentimenti, morale in un contesto storico molto ben disegnato.
Ricco, curioso e accattivante perfino il "glossario elermico".
Complimenti alle autrici!
Gigliola

venerdì 28 gennaio 2011

Cara Vittoria,

il libro mi è davvero piaciuto e l'ho letto gli ultimi giorni dello scorso anno, mentre soggiornavo all'interno di un castello nelle Marche....
Se dovessi dire la mia, mi piacerebbe definirlo un "viaggio storico introspettivo all'interno delle terre di confine del Veneto.....", in cui l'aspetto storico e quello psicologico si intrecciano per ottenere una trama adatta ai nostri tempi.

Penso che più di qualche lettore si possa riconoscere nella storia raccontata....

Saluti e complimenti ancora, attendo con ansia il secondo libro
.
Alberto

venerdì 21 gennaio 2011

Il nostro amico Beppe Zanini ci ha mandato un elenco di possibili citazioni da Bisclavret.
Per motivi di spazio ne riportiamo solo alcune, tutte da attribuirsi dal cavaliere Aimone di Torrarmata.

Ne provai uno strano sconforto, come se tutte le vite che avevo visto spendere nelle contese del mio tempo e quelle ancora a venire fossero state lo spreco mostruoso che permetteva ad un umanità futura e infelice di tributare a meri oggetti gli stessi onori che nel mio mondo si riservano solo ai più ammirati campioni (pag.51).
Pensai che forse la storia dell’umanità non sarebbe stata solo dolore e miseria, che altre possibilità esistevano, sia pure sepolte in profondità sotto la cenere. Allora era giusto e caritatevole che il tempo passasse affinché nuove e migliori generazioni realizzassero quell’intento di speranza (pag.108).
Gli uomini vorrebbero sempre raggiungere l’unità e l’armonia delle cose, che altro non è se non la perfezione. E dunque rifuggono il prisma che frammenta la loro anima, illudendosi di essere sempre uguali e fedeli a se stessi come il monolito rimane in eterno un’unica roccia, e dimenticandosi con ciò che la perfezione è celeste e non umana (pag.182).

  Coraggio lettori, mandateci qualche commento! Ché a nulla vale incontrare qualcuno o qualcosa se nessun lampo si produce nella mente, per dirla con Aimone, e noi confidiamo vivamente in una vostra lettura "temporalesca"...
           Grazie Beppe!








venerdì 14 gennaio 2011

Riceviamo da Franco Floris e con piacere pubblichiamo.

Bisclavret, o il viaggio della conoscenza.

Per scoprire la sua vera natura il cavaliere Aimone di Torrarmata parte per un lungo viaggio alla ricerca di sé stesso. Il topos del viaggio si snoda lungo un Medioevo dettagliatamente e accuratamente descritto (pur senza mai scivolare nella didascalicità) con un linguaggio che nasconde nella sua leggibilità e apparente semplicità un accurato e meticoloso lavoro di ricerca.
 Bisclavret – Storia luminosa di tempi bui è un testo molto particolare  che riunisce e mescola generi diversi. Accanto al classico romanzo d’avventura troviamo quello storico alla W. Scott,   venature di fantasy e un pizzico di horror, l'elemento gotico e quello fiabesco. Questi ingredienti sapientemente dosati e miscelati danno un risultato di grande leggibilità  e indiscutibile valenza storica e culturale.  Il protagonista, Aimone, è un cavaliere, signore di un piccolo feudo e vassallo di re Alberico. In lui convivono due personalità,  un uomo e una belva, che si compenetrano. Al viaggio in senso fisico si sovrappone dunque il viaggio interiore, alla ricerca del sé,  e anche un terzo viaggio: Aimone ha delle visioni, dei momenti in cui  viene proiettato nel futuro e assiste da ingenuo spettatore a eventi e situazioni  che lo portano a riflettere (e noi con lui) su come si evolverà l’uomo nella storia. Alla fine della sua lunga  e tribolata odissea Aimone arriva a comprendere il significato della sua seconda natura e ad accettarla come parte di sé.
 Il romanzo, come tutte le opere di un certo spessore, si presta a differenti interpretazioni e ha il pregio di poter essere letto con piacere sia dagli adulti che dai ragazzi. Per questi ultimi la lettura sarà particolarmente proficua, perché  sotto il pretesto dell'avventura si cela in realtà un'accurata descrizione del mondo medioevale, della sua struttura sociale, della mentalità e del linguaggio in quel periodo.  Bisclavret  rappresenta anche, in maniera a parer mio molto efficace,  ciò che proverebbe un cavaliere medievale proiettato nel nostro tempo, consentendo una riflessione comparata sulle due epoche.
Un libro dunque che insegna, diverte e induce alla riflessione, cosa che ogni buon romanzo dovrebbe fare.

www.florisfrancesco.com 
  

martedì 21 dicembre 2010

Caro Invisibile,
la risposta secondo noi è molto semplice: quale uomo non si innamorerebbe di una fanciulla che non solo è bella e sa interpretare i segni, ma per di più ama senza chiedere nulla, non rompe le scatole, sa cavarsela da sé e fedelissimamente attende il ritorno dell'amato occupandosi pure dei suoi affari e della sua magione?
In fondo, Raksha è il sogno di tutti voi. E noi ve lo abbiamo servito su un piatto d'argento!

Elena e Vittoria

lunedì 20 dicembre 2010

Care Elena e Vittoria,
leggendo il vostro libro non ho potuto fare a meno di invaghirmi delle molteplici grazie della bella Raksha.
So che più di un maschietto ha dichiarato di aver subìto il fascino di questo personaggio: sapreste dare una spiegazione al fenomeno, visto che la fanciulla compare, tutto sommato, solo in  poche pagine del romanzo?In un mondo (il nostro) dove per esistere bisogna apparire e comparire,  Raksha  va decisamente controcorrente.
Grazie anticipate per la risposta.

 Il Cavaliere Invisibile 

mercoledì 8 dicembre 2010

Care autrici, non sono un amante del medioevo e ho preso in in mano il vostro romanzo solo perché me lo hanno regalato. Invece ci ho fatto le ore piccole: non riuscivo a smettere di leggere. Visto che sono fra quelli che faticano a reggere un libro dall'inizio alla fine, direi che per voi è un successone.
Ci tenevo a dirvelo.
Ciao, Alessandro